Cos' è il discernimento nella vita quotidiana?
Il discernimento nasce da una profonda intimità con Dio, intimità che ci dà anche la fiducia in Lui, fiducia di credere pur senza vedere. Discernimento è intuire cosa Dio vuole in quel momento, possiamo comprenderlo subito, dopo qualche giorno, attraverso un passo biblico che arriva, attraverso un’omelia, un insegnamento, in qualsiasi momento o modo.
Il discernimento è la capacità di scegliere tra il bene e il male, ma non solo, è la capacità di scegliere tra il bene e un altro bene che è secondo la volontà di Dio.
Questo dono non si impara, non c’è un programma da seguire ma il Signore ci dà la luce giorno dopo giorno, come dice la Parola, “lampada ai miei passi è la tua parola”, e la lampada non è come il sole che illumina un intero campo, non è come un lampadario che illumina l’intera stanza. La lampada si mette sul comodino per illuminare solo una piccola parte della stanza, come quella che usavano gli antichi per camminare e che mettevano davanti a loro affinché illuminasse solo pochi passi.
Così è il discernimento che chiediamo in determinate situazioni, quando ad esempio abbiamo un problema o dobbiamo prendere decisioni importanti. Non ci dice come dobbiamo comportarci per tutta la vita predicendoci il futuro, ma solo in quel caso, aiutandoci a risolvere ogni nodo della nostra esistenza.
Il discernimento è un dono essenziale per un cristiano, sia nel suo ruolo di genitore, di figlio, sia di guida di un ministero. Per un genitore è fondamentale ascoltare la voce di Dio quando deve crescere i figli, capire quando dire no e quando si, anche se gli altri non capiscono. Un figlio che diventa adulto deve chiedere il discernimento per capire come rapportarsi ai genitori, quando è il momento di distaccarsi e quando invece di sostenere, aiutare, per non restare intrappolato nel ruolo di figlio. Figuriamoci per una guida o un pastore: imparare ad ascoltare la voce di Dio lo aiuta a prendere le decisioni giuste, a non danneggiare il fratello e a realizzare la volontà di Dio nella vita di ogni persona. Facciamo degli esempi:
Quando Mosè liberò il suo popolo e lo portò nel deserto, mica aveva bisogno di 40 anni per uscirne? Ma i progetti di Dio erano particolari e diversi, Dio voleva che il suo popolo restasse molto nel deserto forse per fargli comprendere delle cose, forse per sviluppare l’abbandono in Lui, la fiducia in Lui. E la fatica di Mosè era quella di stare sempre in comunione con Dio per capire quello che doveva fare. Dio gli diceva di andare a dx e lui ci andava, di tornare indietro e lui lo faceva. Che fatica! A volte per raggiungere un obiettivo ci impieghiamo anni, sentiamo che vengono meno le forze e quell’obiettivo è sempre vicino e non lo raggiungiamo mai ma Dio ci chiede di tenere duro, di avere fiducia in Lui e di perseverare. Il discernimento serve a non cadere nella sfiducia, ma a sentire Dio che dice: forza, io ti aiuterò ma tu non mollare.
Anche i santi possono avere un falso discernimento, pensate a San Francesco che sentiva la voce di Dio che gli diceva: “Va e ripara la mia casa”, pensando che Dio lo stesse chiamando a ricostruire la Porziuncola ed altre chiese, e così fece, solo dopo capì che era stato chiamato a ricostruire la chiesa in senso spirituale e così fece.
COME SVILUPPARE IL DISCERNIMENTO?
Il discernimento nasce da una profonda intimità con Dio, intimità che ci dà anche la fiducia in Lui, fiducia di credere pur senza vedere. Discernimento è intuire cosa Dio vuole in quel momento, possiamo comprenderlo subito, dopo qualche giorno, attraverso un passo biblico che arriva, attraverso un’omelia, un insegnamento, in qualsiasi momento o modo. Ma quando è volontà di Dio noi sentiamo una sicurezza che quella è la scelta giusta, abbiamo l’animo tranquillo. Il discernimento suppone un vedere ma deve trattarsi di un vedere che sa comprendere capace, cioè, di andare oltre le apparenze immediate e in grado di orientarsi nella complessità delle cose. Discernere è scandagliare, è penetrare con lo sguardo attraverso la superficie. Discernere nello spirito è come “scrutare gli abissi”, l’abisso del mistero di Dio, del cuore umano, ma anche dei meandri della storia. Questo significa che il discernimento richiede non solo capacità intellettuali, ma anche la luce dello Spirito.
L’uomo da solo non è in grado di “scrutare gli abissi”. È la presenza dello Spirito che apre la mente dell’uomo ad una intelligenza altra della vita. Lo Spirito Santo, quindi, è l'artefice principale del discernimento. Lo Spirito, principio dinamico della vita cristiana, come ci ricorda Paolo (Rm 8), è anche colui che abitando nel cuore dell'uomo lo libera dalle varie schiavitù, e conferisce all’uomo qualità morali, come la limpidezza, la sincerità interiore, l'assenza di finzioni e di interessati raggiri, ed opera quella purificazione che è condizione necessaria per poter discernere rettamente (Rm 12,1-2). L'artefice principale è lo Spirito Santo, ma vi è coinvolto l'uomo, tutto l'uomo, nelle sue attitudini di percepire, conoscere, comprendere, analizzare, scegliere, volere, amare, ecc.
